10 Giugno 2026 ☀ 27°

Addio a Stefano Addeo, il docente ricoverato dopo il secondo tentativo di suicidio

È morto nel reparto di rianimazione dell'Ospedale del Mare di Napoli il docente di tedesco Stefano Addeo, 66 anni, ricoverato dal 10 maggio dopo essersi lanciato dalla finestra; il caso era esploso nel giugno 2026 per un post rivolto alla figlia della premier

Addio a Stefano Addeo, il docente ricoverato dopo il secondo tentativo di suicidio

La vicenda che aveva scosso l’opinione pubblica un anno fa si è conclusa con la morte di Stefano Addeodocente di 66 anni originario di Marigliano. Ieri sera il professore è spirato nel reparto di rianimazione dell’Ospedale del Mare a Napolidove era ricoverato dallo scorso 10 maggio dopo il secondo tentativo di togliersi la vita.

La tragedia affonda le radici in un episodio del giugno 2026un post condiviso sui social in cui Addeo augurava alla figlia della presidente del Consiglio di «di fare la fine della ragazza di Afragola», riferendosi a Martina Carbonarla quattordicenne di Afragola vittima di un omicidio. Quei commenti suscitarono un’ondata di indignazione, portarono alla sospensione dall’insegnamento e all’apertura di indagini da parte della Procura di Roma e del Ministero dell’Istruzione.

Il decorso clinico dopo il secondo tentativo

Il secondo gesto estremo è avvenuto il 10 maggio quando Addeo si è lanciato dalla finestra della sua abitazione, posta al secondo piano, da un’altezza stimata in circa due metri. Soccorso inizialmente cosciente e trasportato al pronto soccorso di Ponticelli con un’auto privata, il quadro clinico è rapidamente peggiorato: fu trasferito all’Ospedale del Mare e posto in coma farmacologico con prognosi riservata.

Lesioni e complicazioni riscontrate

Gli esami diagnostici evidenziarono diverse lesioni gravi: la frattura di alcune vertebre, la rottura del fegato e danni al sistema dei grandi vasi addominali, comprese l’aorta e la vena cava inferiore. Anche la tac evidenziò un trauma cranico con un piccolo versamento intracranico. Nonostante i tentativi di stabilizzazione, ieri sera il cuore del docente ha cessato di battere dopo un repentino peggioramento delle sue condizioni.

La genesi dello scandalo e le ripercussioni

Il post pubblicato nel giugno 2026 aveva subito provocato reazioni forti: la sospensione dal Liceo Medi di Ciccianodove insegnava tedescoe l’avvio di accertamenti da parte delle autorità competenti. Addeo aveva in seguito ammesso la paternità del post definendolo «un gesto stupido, scritto d’impulso» e aveva espresso pubbliche scuse: «Chiedo scusa per il contenuto del post: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina».

Tuttavia, nelle stesse comunicazioni l’ex docente aveva precisato di non rinunciare alle proprie convinzioni politiche, dichiarando «Non ritiro le mie idee politiche: non mi sento rappresentato da questo governo». Il caso aveva coinvolto direttamente anche la figura di Giorgia Melonia cui Addeo aveva detto di voler porgere le scuse di persona, un incontro che non si è mai realizzato.

I tentativi precedenti e gli interventi delle autorità

Già un anno fa il professore aveva compiuto un primo tentativo di suicidio ingerendo un mix di psicofarmaci e lasciando una lettera indirizzata proprio alla presidente del Consiglio. Quell’episodio aveva attivato l’intervento dei carabinieri e del 118 e aveva portato al salvataggio del docente.

Il secondo episodio, avvenuto a maggio, si è rivelato diverso per gravità delle lesioni e conseguenze cliniche. Dopo il decesso i Carabinieri hanno informato l’autorità giudiziaria, che ha autorizzato la restituzione della salma alla famiglia.

Nel racconto degli ultimi giorni del professore emergono anche riferimenti alle indagini sui contenuti condivisi: Addeo aveva sostenuto che il post fosse stato generato dall’intelligenza artificiale, citando ChatGPTtuttavia le verifiche hanno mostrato che la piattaforma non riproduce contenuti d’odio in automatico, complicando la ricostruzione completa della genesi del messaggio.

La morte di Addeo chiude materialmente una vicenda che ha intrecciato responsabilità personale, sanzioni disciplinari e inchieste penali, lasciando aperti interrogativi sulle conseguenze della gogna mediatica e sul rapporto tra libertà di espressione, istigazione e la tutela delle vittime. I familiari hanno ricevuto la salma dopo le procedure ufficiali; il caso resta negli atti d’indagine aperti dalla magistratura.

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