Un’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere ha svelato un complesso sistema di appalti pilotati in Campania, gestito da un gruppo di imprenditori originari di Casal di Principe. Al centro della vicenda ci sono i fratelli Francesco, Luigi ed Ubaldo Caprio, accusati di aver creato un network di aziende apparentemente indipendenti ma in realtà controllate da un unico centro decisionale.
L’obiettivo era semplice: aggiudicarsi il maggior numero possibile di appalti pubblici attraverso influenze illecite e la distribuzione di tangenti. Per raggiungere questo scopo, i fratelli Caprio avrebbero pilotato le nomine dei componenti delle commissioni di gara, indirizzando la scelta verso professionisti compiacenti e annientando così la concorrenza.
L’indagine e le misure cautelari
L’indagine ha coinvolto 54 persone tra imprenditori, professionisti, dipendenti e funzionari pubblici. Per 32 di loro, la Procura ha richiesto misure cautelari: 13 in carcere, 16 ai domiciliari e tre divieti di dimora in Campania. Tuttavia, il Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Mauro Bottone ha rigettato queste richieste, riconoscendo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza del cosiddetto sistema Caprioma non le esigenze cautelari a causa del tempo trascorso dai fatti, che risalgono agli anni 2019-2026.
La Procura ha presentato appello al Tribunale del Riesame di Napoli, che terrà udienza giovedì 18 giugno. Questo sviluppo rappresenta un passo cruciale per comprendere la portata e le dinamiche di un sistema che ha avuto un impatto significativo sul panorama degli appalti pubblici in Campania.
Il ruolo del carabiniere e le perquisizioni
Tra gli indagati figura anche un carabiniere in servizio all’epoca dei fatti al Nucleo Investigativo di Caserta. Secondo gli inquirenti, questo carabiniere avrebbe informato i fratelli Caprio, tramite una loro stretta collaboratrice, di una perquisizione effettuata nel. Durante questa operazione, furono sequestrati i cellulari degli indagati, ma in alcuni di essi non furono trovati messaggi, poiché erano stati cancellati poco prima.
Gli inquirenti ritengono che i fratelli Caprio abbiano saputo della perquisizione grazie a questo carabiniere amicocome emerge dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori indagati. Questo episodio rappresenta un ulteriore tassello nel complesso mosaico del sistema di appalti pilotati, evidenziando l’importanza delle collaborazioni illecite all’interno delle forze dell’ordine.
Le implicazioni del sistema Caprio
Il sistema Caprio ha avuto un impatto significativo sul panorama degli appalti pubblici in Campania, influenzando non solo le procedure di gara ma anche la trasparenza e l’equità delle competizioni. La scoperta di questo network ha sollevato questioni importanti riguardo alla corruzione e alle influenze illecite nel settore pubblico, mettendo in luce la necessità di rafforzare i controlli e le misure di prevenzione.
L’indagine in corso rappresenta un passo fondamentale per comprendere la portata di questo sistema e per garantire che simili pratiche non vengano più ripetute. Le prossime udienze e i sviluppi giudiziari saranno cruciali per determinare le responsabilità e le conseguenze di questo intricato network di appalti pilotati.



