Il Consiglio di Stato, Terza Sezione, ha respinto l’appello presentato dall’ex sindaco Carlo Marino contro la decisione del Tar del Lazio. La camera di consiglio dell’8 ottobre ha reso nota la conferma dello scioglimento dell’amministrazione comunale di Caserta, provvedimento adottato dalla Presidenza del Consiglio nel 2025. La decisione amministrativa si fonda sulle relazioni del Ministero dell’Interno e della prefettura di Caserta, ritenute dai giudici ricche di elementi probatori in ordine al condizionamento della vita pubblica locale da parte della criminalità organizzata.
Il pronunciamento del Consiglio di Stato non solo accoglie l’impalcatura delle valutazioni prefettizie e ministeriali, ma dà anche rilievo al quadro investigativo delineato dalla Dda di Napoli. Tra le parti civiche che avevano contestato la precedente amministrazione, figura il consigliere unico rimasto attivo nell’opposizione, Donato Aspromonte, assistito dall’avvocato Luigi Adinolfi, la cui posizione è stata considerata rilevante nel processo amministrativo.
Accuse su voti, appalti e rapporti con clan
Nel corpo della sentenza vengono richiamate le contestazioni indicate nel decreto di scioglimento, con particolare riferimento alle elezioni comunali del 2021. Il Viminale, supportato dall’attività della Dda di Napoli, ha ricostruito un presunto meccanismo di scambio elettorale e di gestione degli appalti: esponenti delle famiglie Rondinone e Capone, ritenuti vicini al clan Belforte, avrebbero sostenuto due amministratori locali, Emiliano Casale (vicesindaco) e Massimiliano Marzo (assessore ai Lavori Pubblici), in cambio di promesse relative a futuri cantieri e affidamenti.
Gestione delle gare e settori sensibili
I giudici hanno ricostruito anomalie nella gestione di gare pubbliche, citando episodi che riguardano il verde pubblico e la raccolta rifiuti urbani. In particolare è richiamata la figura dell’imprenditore Carlo Savoia e la contestazione di un bando percepito come progettato su misura per la sua impresa. Lo stesso impianto di osservazione riguarda il settore socio-assistenziale: l’ex assessore Maria Giovanna Sparago è indicata nella sentenza come coinvolta in scelte di affidamento e proroghe a cooperative con presunte vicinanze ai circuiti malavitosi, con conseguenti nomine e assunzioni di persone a lei legate.
Posizioni personali e ruolo degli uffici tecnici
La sentenza dedica spazio anche a fatti di natura personale e amministrativa che hanno rilevanza nel giudizio complessivo. Viene richiamato l’intervento di lavori di Superbonus 110% su un immobile riconducibile a Marino: i giudici ritengono che l’ex sindaco non potesse ignorare rapporti tra la ditta subappaltatrice e soggetti ritenuti vicini a clan locali. Tale osservazione è stata valorizzata come elemento ulteriore nell’insieme probatorio che ha portato allo scioglimento.
Il ruolo di Francesco Biondi
Particolare attenzione è rivolta all’operato del dirigente dell’Ufficio tecnico, l’ingegnere capo Francesco Biondi, descritto nella sentenza come figura centrale e riferimento operativo dell’amministrazione per quasi un decennio. Biondi è imputato per fatti puniti come corruzione aggravata dal metodo mafioso in relazione a vicende urbanistiche e al parcheggio di via San Carlo; il Consiglio di Stato ha ritenuto che il mantenimento di personale con pesanti ombre giudiziarie in ruoli strategici (urbanistica, lavori pubblici, polizia locale) e l’assenza di rotazioni configurino ulteriori criticità per la regolarità dell’azione amministrativa.
I giudici valutano le misure di autotutela adottate dall’amministrazione, tra cui l’azzeramento della giunta nell’agosto 2024, come tardive: interventi di self cleaning ritenuti avvenuti solo dopo l’emissione di provvedimenti cautelari a carico di esponenti dell’apparato comunale.
Contestazioni respinte dalla difesa e valutazione finale
La difesa di Carlo Marino aveva sostenuto che il clan Belforte fosse in via di disgregazione e che non vi fossero elementi concreti di un condizionamento attuale. È stato altresì contestato l’uso, nel procedimento, di relazioni della Questura redatte dopo l’avvio del procedimento di scioglimento. Tuttavia il Consiglio di Stato ha ritenuto che la documentazione prodotta dalla prefettura di Caserta e gli esiti degli accertamenti non contraddicono la possibilità che la criminalità organizzata continui ad avere capacità di condizionamento sul territorio.
In ordine alle relazioni successive, il Collegio ha precisato che il processo amministrativo non è una mera ripetizione statica dell’istruttoria iniziale e che è ammessa la produzione di nuova documentazione da parte dell’amministrazione nello svolgimento del giudizio. Con il rigetto dell’appello, dunque, il provvedimento di scioglimento della giunta comunale di Caserta, disposto dalla Presidenza del Consiglio nel 2025, resta pienamente efficace.



