Quando le temperature salgono, non è solo il corpo a risentirne. Il caldo estremo ha un impatto significativo anche sulla salute mentale, influenzando l’umore, il comportamento e le relazioni sociali. Questo fenomeno, spesso sottovalutato, è stato analizzato da Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del centro Noesis di Napoli, che ha evidenziato come le ondate di calore possano peggiorare i disturbi psichici e isolare le persone più vulnerabili.
Le alte temperature attivano i termorecettori inducendo uno stato di allarme che aumenta la produzione di cortisolo l’ormone dello stress. Questo processo altera i neurotrasmettitori che regolano l’umore, come la serotonina e la dopamina causando affaticamento mentale, irritabilità e perdita di concentrazione. Le notti calde, inoltre, ostacolano il sonno e le sue fasi di recupero, acuendo ansia e sintomi depressivi.
L’impatto del caldo sui disturbi psichici
L’effetto del caldo è particolarmente marcato su chi convive già con un disturbo psichico. Durante l’ondata di calore del, gli accessi ai pronto soccorso sono aumentati in media del 30%, con punte maggiori nelle città del Centro-Sud. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2026 ha analizzato gli accessi ai pronto soccorso in Campania nelle estati dal 2016 al 2019, rilevando un aumento statisticamente significativo durante le ondate di calore, già al raggiungimento dei 39 °C di temperatura percepita.
Le temperature estreme aumentano gli accessi al pronto soccorso per attacchi di panico e acutizzano la depressione. Nel disturbo bipolare, il caldo è correlato a un incremento degli episodi maniacali, mentre nella schizofrenia e nelle psicosi, dove la capacità di termoregolazione è ridotta, possono aumentare gravità dei sintomi, ricoveri e persino la mortalità. Inoltre, alcuni psicofarmaci come litio, antipsicotici e antidepressivi ostacolano la sudorazione o inibiscono lo stimolo della sete, aumentando il rischio di disidratazione. Nei mesi più caldi, è fondamentale una supervisione medica per eventuali aggiustamenti di dosaggio.
Il rischio di isolamento e solitudine
Oltre ai meccanismi neurochimici e alle interazioni farmacologiche, il caldo estremo ha un impatto significativo sulla dimensione sociale. Il caldo svuota gli spazi pubblici, costringe in casa chi è più fragile e interrompe le relazioni quotidiane. Questo fenomeno, spesso ignorato, pesa quanto i gradi sul termometro sulla salute emotiva e comportamentale delle persone.
L’anziano che non esce, la persona con un disturbo psichico che salta gli appuntamenti, chi vive solo e smette di vedere qualcuno per giorni: sono tutte situazioni in cui il caldo non agisce solo sul corpo, ma erode la rete di contatti che tiene insieme una persona. L’isolamento, lo sappiamo, è esso stesso un fattore di rischio per la salute. È qui che l’approccio puramente sanitario mostra i suoi limiti.
Ridisegnare le città per proteggere la salute mentale
Ogni estate ci attrezziamo per resistere al caldo con bollettini, numeri verdi e raccomandazioni a bere e a stare all’ombra. Sono misure necessarie, ma restano una risposta d’emergenza a un problema che ormai è strutturale. Continuiamo a trattare il caldo come un evento eccezionale, quando è diventato una condizione ricorrente con cui dovremo convivere per decenni.
La proposta di Barretta sposta il piano del discorso dalla medicina all’urbanistica. Bisognerebbe ridisegnare per intero le città e gli spazi sociali, pensando all’ombra come a un bene pubblico da progettare, non lasciato al caso. Alberature vere, verde diffuso, percorsi che permettano di muoversi senza esporsi e luoghi di socialità accessibili e freschi, dove chi è solo possa continuare a incontrare gli altri anche quando il termometro sale.
Una visione che intreccia salute mentale, politiche climatiche e progettazione degli spazi. La salute non si difende solo in ambulatorio. Si difende anche con un albero piantato nel posto giusto, con una piazza che resta vivibile a luglio, con servizi territoriali capaci di raggiungere le persone a casa prima che finiscano in pronto soccorso. Il punto non è più resistere all’estate un anno dopo l’altro, ma progettare luoghi in cui, anche quando fa caldo, si possa stare bene.



