L’incendio che ha interessato lo strato di coibentazione esterno della palazzina DH3 dell’Ospedale del Mare di Napoli è nato, secondo gli accertamenti preliminari, da materiale vegetale secco e da alcune pedane in legno depositate ai piedi dell’edificio. L’evento è avvenuto ieri pomeriggio e ha richiesto l’intervento immediato dei Vigili del Fuoco e delle squadre interne dell’ospedale.
Indagini e soggetti coinvolti nell’accertamento
Le verifiche sulla dinamica dell’incendio sono coordinate dalla Procura di Napoli con il pubblico ministero Claudio Siragusa indicato tra i responsabili del fascicolo. Sul posto hanno operato la Polizia di Stato del commissariato di Ponticelli la Polizia Scientifica e i Vigili del Fuoco che hanno analizzato anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza per ricostruire l’origine del rogo e la sua propagazione.
L’attenzione investigativa è concentrata sull’area esterna e sui materiali combustibili che si trovavano ai piedi della palazzina, in particolare sulle sterpaglie e sulle pedane in legno che, secondo le prime ricostruzioni, hanno innescato l’incendio.
Dichiarazioni istituzionali e gestione dell’emergenza
Il sindaco di NapoliGaetano Manfredi ha seguito l’evolversi dei fatti e ha riferito di essere stato in contatto con i Vigili del Fuoco e con il direttore generale dell’ospedale: “Insomma, mi sembra che la situazione sia sotto controllo“. Il primo cittadino ha poi aggiunto che “Per fortuna i danni sono limitati e incidono poco sulla funzionalità di un presidio sanitario che per la sanità della città è fondamentale”.
Manfredi ha inoltre spiegato di aver “seguito in prima persona con attenzione la questione” perché l’incendio avrebbe rappresentato un rischio per i pazienti, per le funzioni sanitarie cittadine e per gli operatori. Ha ringraziato il prontissimo intervento dei Vigili del Fuoco e del personale ospedaliero, sottolineando la professionalità dimostrata durante l’emergenza.
Reazioni sindacali e appello per verifiche su scala regionale
I vertici della CISL FP della Campania e di Napoli, Luigi D’Emilio e Nino Matteo hanno descritto l’accaduto come un episodio che evidenzia criticità strutturali più ampie nel sistema sanitario regionale. I rappresentanti sindacali hanno ricordato che si tratta di un secondo episodio dopo una voragine che era stata precedentemente posta sotto sequestro dalla magistratura, sottolineando come la vicenda sia stata risolta senza danni importanti per i pazienti grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco e del personale.
D’Emilio e Matteo hanno chiesto l’istituzione di una Task Force regionale per verificare la sicurezza di tutte le strutture sanitarie della Campania chiedendo alla giunta regionale un controllo a tutto campo. “Sull’intero territorio – dicono d’Emilio e Matteo – ci sono ospedali vecchi ed obsoleti, altri ristrutturati in maniera approssimativa, altri come il Cardarelli senza scale di emergenza in alcuni padiglioni. E’ una situazione che fa acqua da tutte le parti“, hanno dichiarato, sollecitando misure urgenti.
Numeri e peso dell’Ospedale del Mare
Nel richiamare l’importanza della struttura, i sindacalisti hanno evidenziato che l’Asl Napoli 1 conta su presidi come l’Ospedale del Mare che, insieme al Cardarelli e all’Azienda dei Colli, costituiscono la componente principale dell’offerta sanitaria cittadina. L’Ospedale del Mare è indicato con circa 500 posti letto e circa 700 dipendenti numeri che sottolineano l’impatto che criticità strutturali possono avere su pazienti e operatori in tutto il territorio metropolitano e nelle 4 province servite.
Alla luce degli eventi, i sindacati chiedono che una struttura ispettiva valuti le condizioni infrastrutturali e provveda agli interventi necessari per mettere a norma gli ospedali della regione, sottolineando che, in attesa dell’attivazione delle Case di Comunità, gli ospedali restano l’unica risposta pubblica per la salute di molti cittadini.
Le autorità competenti proseguono le indagini per accertare ogni dettaglio della dinamica e stabilire eventuali responsabilità. Nel frattempo, secondo quanto comunicato dalle fonti istituzionali, le funzioni principali del presidio non risultano significativamente compromesse grazie all’intervento tempestivo dei soccorritori e al lavoro del personale sanitario.



