Il 19 maggio 2026, nel corso del programma Il cavallo e la torre condotto da Marco Damilano, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha chiarito la propria posizione riguardo a un’eventuale candidatura a premier. Pur restando figura ascoltata nel panorama politico grazie anche al ruolo di presidente nazionale dell’ANCI, Manfredi ha esplicitato che la sua priorità resta la guida della città e che, per il momento, non ritiene probabile un impegno nazionale come candidato alla presidenza del Consiglio.
Le parole del sindaco hanno sottolineato una scelta di attenzione al territorio: «Sono molto concentrato sulla mia città», ha detto, aggiungendo che qualsiasi passo in avanti dipenderà dalle condizioni e dagli interlocutori. Per Manfredi non si tratta tanto di aspettare «chiamate», quanto di costruire un’offerta politica solida, coesa e realmente competitiva che possa giocarsi la partita elettorale con concrete possibilità di vittoria. In questo ragionamento emergono due nomi che, secondo lui, costituiscono riferimenti centrali per l’area progressista.
Due leader come punti di partenza
Nel delineare il quadro del centrosinistra il sindaco ha indicato Elly Schlein e Giuseppe Conte come i due riferimenti principali. La lettura di Manfredi è pragmatica: non si tratta necessariamente di scegliere oggi chi dovrà guidare il futuro progetto politico, ma di partire da chi già oggi esercita una leadership riconoscibile nel campo progressista. Questo approccio mette al centro l’idea di una ricomposizione basata su leadership esistenti piuttosto che su nuovi tentativi personalistici.
Le primarie e le regole del gioco
Sulla possibilità di ricorrere alle primarie di coalizione, Manfredi si è detto perplesso: avrebbe difficoltà a votare in un confronto che lo metta nella condizione di scegliere tra Schlein e Conte. Ha inoltre rimarcato che la fattibilità delle primarie è strettamente connessa alle regole elettorali vigenti: secondo il sindaco, senza un cambiamento della legge elettorale è naturale che la responsabilità di costruire il governo, in caso di vittoria del centrosinistra, ricada sul segretario del partito che ottiene il maggior consenso.
Una coalizione che vada oltre i partiti
Nel suo discorso Manfredi ha insistito sull’importanza di allargare la compagine oltre gli steccati tradizionali: la coalizione ideale, ha detto, deve includere il mondo cattolico, quello riformista, gli europeisti e una rappresentanza qualificata del mondo civico. Usando un’immagine diversa, si potrebbe paragonare la coalizione a un tessuto fatto di fili diversi: solo con intrecci solidi e variegati si ottiene una trama resistente e in grado di sostenere progetti ambiziosi a livello nazionale.
Il contributo del mondo civico e cattolico
Per Manfredi la sensibilità verso il mondo cattolico nasce da una convinzione politica e culturale: è una componente che porta valori riformisti e un’attenzione sociale che può essere utile alla costruzione di un progetto unitario. Allo stesso modo il mondo civico, spesso radicato nei territori, può offrire esperienze amministrative e competenze utili per rendere la coalizione più credibile e vicina ai bisogni concreti delle comunità.
Implicazioni pratiche e prospettive
Dal punto di vista pratico, la posizione di Manfredi suggerisce un doppio binario: da un lato la gestione quotidiana della città e delle responsabilità istituzionali, dall’altro la necessità di contribuire a un progetto politico che sia compatto e competitivo. Evitare tensioni interne e non essere costretti a scelte binarie tra leader è la linea auspicata dal sindaco, che sembra preferire processi di ricomposizione e di dialogo piuttosto che confronti pubblici che possano lacerare ulteriormente il centrosinistra.
In chiusura, la visione proposta da Manfredi punta a una coalizione con radici plurali e con leadership riconoscibili come quelle di Schlein e Conte, ma costruita su un patto politico più ampio che includa forze civiche e sensibilità cattoliche. Il messaggio è chiaro: prima la città e la concretezza amministrativa, poi l’eventuale salto in campo nazionale, purché avvenga attraverso un percorso che garantisca unità e competitività.