Negli ultimi giorni l’attività di sorveglianza ai Campi Flegrei ha visto un’intensificazione delle operazioni, con particolare attenzione alla Secca delle Fumose nel golfo di Lucrino. Il monitoraggio multiparametrico è stato rafforzato per ottenere una lettura più fine dei processi in atto nella caldera, sia dal punto di vista geochimico sia geofisico. Le attività includono il campionamento diretto dei fluidi emessi dalle fumarole sottomarine e la raccolta continua di misure ambientali utili per valutare eventuali variazioni.
Il lavoro sul campo ha avuto una fase operativa significativa il mercoledì 20 maggio, quando i tecnici dell’Osservatorio Vesuviano hanno prelevato campioni presso la Secca delle Fumose a Lucrino. Questi interventi rientrano in un piano più ampio di potenziamento della rete di sorveglianza, reso possibile anche dall’installazione di nuove infrastrutture marine nella caldera. I risultati preliminari dei campionamenti non hanno evidenziato anomalie rilevanti rispetto alle misure precedenti.
La strumentazione e il suo ruolo
La stazione multiparametrica posizionata sul fondale della Secca delle Fumose è stata installata alcuni anni fa con l’obiettivo di studiare il degassamento idrotermale sottomarino. Progettata dall’Ingv – Osservatorio Vesuviano e finanziata anche con il contributo del Dipartimento di Protezione Civile, la struttura fornisce dati continui e consente di osservare con precisione cambiamenti nella zona vulcanica. La presenza di strumenti permanenti riduce la necessità di campionamenti esclusivamente puntuali e migliora la qualità delle serie temporali geochimiche.
Cosa misura la stazione
Tra i parametri monitorati ci sono la temperatura delle emissioni idrotermali, la concentrazione di anidride carbonica di origine vulcanica disciolta in acqua e le caratteristiche delle correnti marine. Questi elementi permettono di stimare l’energia coinvolta nel processo di degassamento e di rilevare eventuali mutamenti di intensità o composizione. La combinazione di grandezze chimiche e fisiche aiuta a distinguere fenomeni locali temporanei da segnali di più ampia portata legati alla dinamica della caldera.
La situazione sismica e gli aggiornamenti
Parallelamente alle indagini marine, l’istituto ha comunicato la conclusione dello sciame sismico iniziato alle ore 5:50 del 21 maggio 2026. La sequenza è stata composta, in fase preliminare, da una dozzina di eventi con magnitudo massima pari a 4.4. Questo episodio ha reso necessaria una maggiore attenzione da parte dei centri di monitoraggio, che hanno incrementato le attività di sorveglianza per raccogliere informazioni utili a valutare l’evoluzione della situazione.
Connessione tra sismicità e monitoraggio geochimico
Il rafforzamento delle osservazioni include sia le rilevazioni sismiche sia i prelievi in mare, poiché i segnali geochimici possono precedere o accompagnare variazioni geodinamiche. In questo contesto, i campionamenti del 20 maggio e la rete sottomarina contribuiscono a definire un quadro più completo: misure stabili nel tempo forniscono un riferimento per interpretare eventuali futuri scostamenti. Al momento, gli esami dei campioni non hanno mostrato variazioni che suggeriscano un cambiamento significativo nei processi di degassamento.
Prospettive e prossimi interventi
La Secca delle Fumose è un’area densamente interessata da emissioni fumaroliche e rimane oggetto di studi continuativi. È prevista l’installazione di ulteriori strumenti marini per ampliare la capacità di osservazione e migliorare la risoluzione temporale e spaziale dei dati raccolti. Il potenziamento della strumentazione rappresenta un passo fondamentale per affinare le stime sull’energia del degassamento e per monitorare tempestivamente qualsiasi scostamento dalla situazione attuale.
In conclusione, le attività svolte il mercoledì 20 maggio e l’aggiornamento relativo allo sciame terminato il 21 maggio 2026 testimoniano un approccio integrato della sorveglianza: un mix di strumenti sottomarini, campionamenti puntuali e reti sismiche che consente di interpretare meglio la complessità dell’area vulcanica. Per ora i dati non evidenziano cambiamenti anomali, ma il monitoraggio resta intensificato per garantire prontezza e accuratezza nelle valutazioni future.