5 Giugno 2026 ☀ 22°

Quarto fermo per l’omicidio al Divine Club: chi è l’uomo che spalancò la porta d

I carabinieri hanno eseguito il quarto fermo per l'omicidio di Filippo Scavo: il 21enne è accusato di aver aperto la porta D del Divine Club e di avere agevolato la fuga dei killer

Quarto fermo per l’omicidio al Divine Club: chi è l’uomo che spalancò la porta d

Le indagini sull’omicidio avvenuto la notte del 19 aprile 2026 al Divine Club di Bisceglie hanno registrato un nuovo sviluppo: nelle prime ore del mattino del 4 giugno 2026 un giovane residente nel territorio barese è stato sottoposto a fermo. L’uomo, identificato come colui che materialmente aprì la porta in ferro dell’accesso D nella fase che ha preceduto l’agguato, è considerato dagli inquirenti un soggetto di cerniera fra l’esterno e l’interno del locale.

Si tratta del quarto provvedimento capitale nell’ambito dell’inchiesta: il primo filone aveva già portato all’arresto, in data 5 maggiodi tre persone ritenute esecutori materiali del delitto. L’operazione odierna è il risultato di un lavoro investigativo che ha combinato visioni incrociate di telecamere, accertamenti tecnici e intercettazioni telefoniche.

Il ruolo attribuito al fermato nella dinamica dell’agguato

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il ventunenne ha svolto una funzione che va oltre la mera presenza: dopo il primo tentativo di aggressione fallito all’esterno del locale, sarebbe stato lui ad aprire la porta D consentendo al gruppo armato di rientrare. A quel punto si sarebbe trattenuto per pochi istanti fuori dal varco per verificare la situazione, prima di entrare a sua volta e partecipare alla fase finale dell’azione. La sequenza contestata include l’avvicinamento, l’individuazione della vittima, il reingresso nel locale e la successiva fuga.

La fuga e la Lancia Ypsilon

In particolare, agli atti dell’inchiesta è indicato che l’imputato avrebbe assunto subito dopo l’agguato il ruolo di autista della Lancia Ypsilon utilizzata per la fuga, garantendo l’allontanamento del commando. Questa circostanza integra, secondo l’accusa, la partecipazione all’intero piano criminoso e non solo un comportamento episodico nell’istante dell’esplosione dei colpi che hanno colpito mortalmente Filippo Scavo.

Elementi probatori: immagini, intercettazioni e pressioni sui testimoni

Le attività di indagine hanno preso avvio dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni al locale e dalla comparazione sincronica delle immagini. Ai riscontri visivi si sono aggiunte intercettazioni che, secondo gli investigatori, hanno contribuito a ricostruire ruoli e movimenti. Una telefonata intercettata tra la madre e un fratello del fermato, avvenuta dopo la pubblicazione di immagini riprese dalle telecamere, è stata ritenuta significativa: nella conversazione la donna fa riferimento a una figura individuata in quei fotogrammi e invita al silenzio.

Oltre alla raccolta di elementi tecnici, gli inquirenti hanno segnalato condotte successive al fatto riconducibili a tentativi di influenzare dichiarazioni di persone informate sui fatti. Per questo motivo, insieme ai reati di concorso in omicidio volontario aggravato e di porto e detenzione illecita di armi, nell’atto di fermo sono annotate anche contestazioni relative a minacce finalizzate a ostacolare le indagini e il favoreggiamento personale.

Sinergia investigativa e fasi procedurali

Le attività che hanno portato al provvedimento del 4 giugno 2026 sono state condotte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, che ha operato in coordinamento con la Direzione Distrettuale Antimafia. Il lavoro ha combinato elementi tecnici con riscontri testimoniali e relativi riconoscimenti fotografici. L’autorità giudiziaria ha formalizzato il fermo in una fase ancora preliminare: l’eventuale responsabilità penale dovrà essere accertata nel corso del processo, nel contraddittorio tra accusa e difesa.

Sul piano operativo, il nuovo provvedimento completa la serie di misure restrittive collegate all’omicidio, in cui la prima tornata di arresti risale al 5 maggio e riguardava tre soggetti già individuati come esecutori materiali. L’ingresso in scena del quarto fermato punta ora a chiarire ulteriormente l’intera concatenazione degli eventi di quella tragica notte.

Implicazioni e contestazioni formali contestate

Le contestazioni mosse al fermato includono, oltre al concorso nell’omicidio aggravato dal metodo e dalla finalità di agevolazione mafiosa, il concorso nella detenzione e nel porto illegale di armi in luogo pubblico. Inoltre, vengono rilevate condotte che assumono rilievo ai fini della prova, come le presunte pressioni su testimoni e il tentativo di influenzare il contenuto delle dichiarazioni. Gli inquirenti precisano che la procedura è ancora nella fase delle indagini preliminari e che ogni elemento sarà valutato in sede dibattimentale.

La vicenda ha suscitato attenzione per la rapidità con cui è stata ricostruita la sequenza attraverso le immagini e per l’emergere, a distanza di settimane, di figure che nelle prime fasi apparivano senza identità: l’uomo chiamato inizialmente «Ignoto 2» ora è stato formalmente identificato e sottoposto a fermo, segnando un ulteriore capitolo nell’inchiesta sull’omicidio di Filippo Scavo.

Napoli adesso

QUALITÀ ARIA
Moderata
PM10 30 · NO₂ 12 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 5 Giugno