Il 22 maggio 2026 la vicenda è emersa all’esito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha disposto un decreto di sequestro preventivo su 18 immobili riconosciuti come manufatti abusivi. Le costruzioni sono state individuate su terreni pubblici tra Licola e Marina di Varcaturo, nel territorio comunale di Giugliano. L’azione giudiziaria mira a chiarire le responsabilità di chi, secondo l’accusa, ha occupato e utilizzato quei suoli senza titolo.
Le verifiche iniziali hanno riguardato sia la regolarità edilizia sia la titolarità delle aree interessate, poiché i fondi appartengono al patrimonio disponibile della Regione Campania e provengono dall’ormai sciolto Ente opera nazionale per i combattenti. L’indagine è stata condotta con rilievi sul posto, esami documentali e controlli sui titoli di possesso attuali, ricostruendo così la storia degli immobili oggetto del provvedimento.
L’operazione e le persone coinvolte
Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal gip a carico di 12 soggetti ritenuti gravemente indiziati del reato di invasione di terreni pubblici. Le misure cautelari sono state eseguite dal nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Napoli, con il supporto del gruppo carabinieri forestali di Napoli e della compagnia carabinieri di Giugliano. L’azione congiunta ha consentito di interrompere l’uso degli immobili e di acquisire elementi utili alle indagini penali.
Le contestazioni mosse dagli inquirenti
Secondo la ricostruzione della Procura, gli occupanti avrebbero eretto in assenza di permessi 18 strutture edilizie e vi avrebbero abitato sine titulo, ossia senza alcun titolo legittimante. Gli accertamenti puntano a verificare non solo la realizzazione abusiva delle opere, ma anche la continuativa fruizione dei beni pubblici da parte degli odierni indagati, con l’obiettivo di accertare responsabilità penali e amministrative.
Origine dei terreni e procedura amministrativa
I terreni interessati fanno parte del patrimonio disponibile della Regione Campania e, come indicato dagli atti, provengono dagli spogli dell’Ente opera nazionale per i combattenti. Gli immobili, pur essendo stati vandalizzati o trasformati nel tempo, risultano censiti nel Piano di valorizzazione ed alienazione della Regione. Questo elemento è centrale per le scelte future: la Regione ha previsto un percorso di sdemanializzazione che gli attuali occupanti possono seguire per regolarizzare la propria posizione.
Procedure e possibili esiti
Se entro i termini fissati gli occupanti non completeranno le pratiche di sdemanializzazione richieste, le autorità si dicono pronte a procedere con lo sgombero delle aree. Il vincolo inserito nel Piano regionale funge da monito: gli immobili non possono rimanere indefinitamente in uso a chi non dimostri un titolo legale, e la Regione potrà riprendere il controllo dei suoli per attuarne la valorizzazione o l’alienazione.
Accertamenti ambientali e smaltimento dei reflui
L’indagine ha esteso i controlli anche alla gestione delle acque reflue domestiche nelle strutture sequestrate. Sono stati riscontrati allacciamenti irregolari alla rete fognaria comunale e la presenza di fosse di accumulo, comunemente indicate come pozzi neri. Questi elementi hanno acceso l’attenzione degli inquirenti anche in chiave ambientale, perché rappresentano una possibile fonte di contaminazione, specialmente in relazione al vicino Lago Patria.
Impatto sul Lago Patria e sviluppi dell’inchiesta
Gli accertamenti sul corretto smaltimento dei reflui sono tuttora in corso: le autorità stanno valutando la regolarità degli scarichi e le eventuali ricadute sulla situazione di inquinamento del Lago Patria. I risultati delle analisi potrebbero comportare ulteriori profili di responsabilità, sia penali sia amministrativi, e determinare interventi di bonifica o misure cautelari aggiuntive a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.