La Procura di Roma ha compiuto un passo ufficiale nell’ambito dell’inchiesta che riguarda la Bisteccheria d’Italia: è stata infatti inviata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera la richiesta di acquisire integralmente le chat scambiate tra il deputato Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. Si tratta dei messaggi salvati nel cellulare sequestrato a Caroccia, ora detenuto e coinvolto in procedimenti che lo vedono indagato per riciclaggio e per reati legati all’intestazione fittizia di beni aggravata dall’aver agevolato un’associazione mafiosa.
La richiesta è finalizzata a ricostruire i rapporti tra i soci della società Le 5 Forchette srl e a verificare le dinamiche che hanno portato alla costituzione e alla gestione del ristorante in via Tuscolana. Pur non risultando indagato, il parlamentare ha necessità di vedere riconosciuto dal Parlamento il via libera per l’utilizzo, in un eventuale processo, delle conversazioni che lo riguardano: l’autorizzazione parlamentare è infatti condizione imprescindibile per acquisire quegli elementi.
Oggetto dell’indagine e società coinvolta
Al centro delle verifiche c’è la società Le 5 Forchette, costituita nel dicembre 2026 e proprietaria del locale Bisteccheria d’Italia, appena nella periferia romana. Secondo la Direzione distrettuale antimafia, la società sarebbe stata usata per il reinvestimento di capitali riconducibili al clan Senese, dopo il sequestro e la chiusura di altre attività riconducibili alla famiglia Caroccia, tra cui la catena nota come Da Baffo. La Procura ipotizza che la compagine societaria fosse strutturata in modo da celare i reali beneficiari e preservare il controllo economico sul territorio.
Ruolo dei soci e posizione di Delmastro
Nel capitale della società il parlamentare e altri soggetti piemontesi detenevano quote che complessivamente ammontavano al 50% mentre la restante metà risultava intestata formalmente a Miriam Caroccia, all’epoca diciottenne e amministratrice unica. I magistrati vogliono chiarire se la presenza di Miriam al notaio fosse effettiva o fosse, come sospettano gli inquirenti, una manovra per l’intestazione fittizia. Delmastro, ascoltato dalla Commissione Antimafia, ha dichiarato di non conoscere i trascorsi giudiziari di Caroccia e di essersi poi dissociato vendendo le proprie quote.
Le chat come prova e le mani degli investigatori sul telefono
Il dispositivo sequestrato a Caroccia è considerato potenzialmente ricco di informazioni: gli inquirenti del Nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno acquisito il cellulare e chiedono ora l’accesso alle conversazioni con il deputato per ricostruire tempistiche, decisioni sulla gestione e flussi economici. Tra le chat di interesse c’è anche un gruppo denominato «Le 5 Forchette», citato dalla moglie di Caroccia, Barbara Tritoni, che avrebbe indicato la partecipazione di soci e di Delmastro alle discussioni operative sul ristorante.
Cosa cercano gli inquirenti nei messaggi
Gli investigatori intendono analizzare scambi di messaggi relativi alla costituzione della società, ai trasferimenti di denaro, agli acquisti effettuati per il locale e alla nomina e al ruolo dei dipendenti. Saranno passati al setaccio anche estratti conto e dichiarazioni fiscali di Caroccia per individuare eventuali trasferimenti riconducibili a proventi illeciti. Se emergeranno elementi utili, le conversazioni potrebbero essere inserite in atti processuali previa autorizzazione parlamentare.
Prospettive e possibili sviluppi
La vicenda resta sotto osservazione: Mauro Caroccia risulta detenuto e raggiunto da indagini che comprendono l’ipotesi di riciclaggio e di gestione fittizia di attività economiche per agevolare un’organizzazione criminale. La Procura valuterà anche l’audizione resa di recente dal deputato nella Commissione Antimafia per decidere se inserirla nel fascicolo. L’esito della richiesta alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera sarà determinante per gli sviluppi dell’inchiesta e per la possibilità di utilizzare le chat come prova documentale.