La Procura di Salerno ha formalmente impugnato la sentenza che, in primo grado aveva assolto Romolo Ridosso dall’accusa di concorso in omicidio. L’atto di appello, depositato nei giorni scorsi, mira a ottenere dalla Corte d’Appello la riforma della decisione pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno in data lo scorso 19 giugno. L’iniziativa dei pubblici ministeri ribadisce la volontà dell’ufficio inquirente di perseguire la posizione processuale dell’imputato.
Ridosso, ex collaboratore di giustizia, era stato processato con il rito abbreviato e, al termine dell’udienza, era stato assolto con la formula «per non aver commesso il fatto». La Procura in primo grado aveva invece richiesto per lui una pena pari a 7 anni e 4 mesi di reclusione. Con il deposito dell’appello, il procedimento proseguirà davanti alla Corte d’Appello chiamata a riesaminare gli elementi raccolti e le argomentazioni di accusa e difesa.
Dettagli dell’impugnazione depositata dalla Procura di Salerno
Nell’atto presentato i magistrati contestano la decisione del gup del Tribunale di Salerno che aveva pronunciato l’assoluzione lo scorso 19 giugno. L’azione di impugnazione non cambia la formula dell’assoluzione vigente allo stato attuale, ma apre un nuovo esame giudiziario davanti alla Corte d’Appello. L’autorità giudiziaria chiede la riforma della sentenza per giungere a una pronuncia di condanna nei confronti di Ridosso, sostenendo la ricostruzione accusatoria che aveva portato alla richiesta di 7 anni e 4 mesi in primo grado.
Scelte processuali e conseguenze procedurali
La scelta del rito abbreviato da parte di Ridosso ha consentito un giudizio in forma semplificata, ma non ha impedito alla Procura di proporre il relativo appello. Il ricorso mette in movimento la fase d’appello che potrà confermare l’assoluzione oppure ribaltarla, riconoscendo la responsabilità contestata. L’esito dipenderà dalla valutazione della Corte d’Appello sugli elementi probatori presentati durante il procedimento abbreviato e sulle argomentazioni sviluppate dalle parti.
Il contesto del delitto di Angelo Vassallo
Il procedimento relativo a Ridosso è inserito nella complessa vicenda giudiziaria che riguarda l’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo assassinato ad Acciaroli nel Cilento il 5 settembre . L’omicidio del sindaco, noto per il suo impegno nella tutela ambientale e della legalità, ha generato un lungo percorso investigativo e processuale che, a oltre 16 anni dall’evento, resta ancora oggetto di approfondimento nelle aule giudiziarie. La posizione di Ridosso è solo uno dei capitoli di questa vicenda penale prolungata nel tempo.
Nel corso degli anni sono state avanzate diverse piste investigative e contestazioni, e la vicenda ha visto alternarsi fasi istruttorie e decisioni giudiziarie. Con l’appello depositato dalla Procura di Salerno nei giorni scorsi si determina un nuovo passaggio cruciale: la Corte d’Appello dovrà stabilire se confermare l’assoluzione pronunciata il 19 giugno o accogliere la richiesta dei pubblici ministeri di condanna.
Implicazioni per il procedimento su Ridosso
Il futuro giudizio d’appello verterà sulla valutazione delle prove e delle argomentazioni tecniche presentate dalle parti. La rinnovata attenzione della Procura indica la persistenza degli elementi che, secondo l’accusa, giustificano la contestazione del concorso in omicidio. Per l’imputato resta, fino a eventuale sentenza definitiva, il principio della presunzione di innocenza; tuttavia, con l’appello il percorso giudiziario prosegue e la posizione di Ridosso sarà nuovamente sottoposta al vaglio dei giudici d’appello.
La vicenda del delitto di Vassallo e le fasi processuali successive continuano a essere seguite con attenzione proprio per il ruolo pubblico della vittima e per la complessità delle indagini, che attraversano oltre un decennio di passaggi giudiziari. Il deposito dell’impugnazione è l’ultimo atto formale noto al momento e determinerà il calendario e le modalità del giudizio di secondo grado.



