I Campi Flegrei continuano a essere al centro dell’attenzione scientifica e mediatica. Dopo la scossa del 31 luglio di magnitudo 4,7, la caldera mostra ancora segni di attività con sollevamento del suolo, sismicità e intenso degassamento. Fabio Florindo, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha fornito aggiornamenti dettagliati sulla situazione attuale.
La crisi bradisismica, iniziata nel 2005, ha visto un progressivo intensificarsi dei fenomeni vulcanici. Il sollevamento del suolo, la sismicità e il degassamento sono in costante aumento, richiedendo un monitoraggio continuo e rigoroso da parte degli esperti.
L’evoluzione della crisi bradisismica
Dal 2005, la deformazione del suolo nei Campi Flegrei ha registrato un sollevamento complessivo di circa 167 centimetri nella zona del Rione Terra a Pozzuoli. La velocità di sollevamento ha raggiunto tassi massimi di 30 millimetri al mese, con un valore medio attuale di circa 10 millimetri al mese. Questo fenomeno è accompagnato da un aumento significativo della sismicità, con oltre 33mila terremoti registrati, di cui più del 92% con magnitudo minore di 1.
Il flusso di CO₂ emesso dal suolo è aumentato da circa 400 tonnellate al giorno nel 2005 a circa 1.000 tonnellate al giorno nel 2026, indicando un progressivo aumento del degassamento vulcanico. Questi dati evidenziano l’importanza di un monitoraggio costante per comprendere l’evoluzione della crisi bradisismica.
La sequenza sismica del 31 luglio
La sequenza sismica iniziata il 31 luglio alle ore 19:46 ha visto il terremoto principale di magnitudo 4,7 localizzato sotto il cratere della Solfatara a una profondità di circa 2,4 chilometri. Questo evento è stato il più energetico registrato ai Campi Flegrei dall’installazione della rete di monitoraggio negli anni Settanta. La sequenza ha prodotto complessivamente 568 terremoti, di cui 268 con magnitudo compresa tra 0 e 4,7.
La sismicità si è spostata progressivamente verso sud-ovest, interessando aree come l’Accademia Aeronautica e il duomo lavico di Monte Olibano. La bassa profondità degli ipocentri e la vicinanza agli centri abitati hanno contribuito a un scuotimento intenso, particolarmente avvertito nell’area metropolitana di Napoli e a Pozzuoli.
Il ruolo dei fluidi magmatici e del sistema idrotermale
Le osservazioni scientifiche indicano che il bradisismo è causato da processi complessi che coinvolgono sia il sistema magmatico profondo sia quello idrotermale superficiale. Il sollevamento del suolo e l’attività sismica sono dovuti a tensioni crescenti nelle rocce, che possono fratturarsi e generare terremoti. I fluidi e i gas rilasciati dal magma profondo possono migrare verso la superficie, interagendo con le rocce e le acque del sistema idrotermale.
Questi processi possono contribuire ulteriormente alla deformazione del suolo e alla micro-sismicità localizzata sotto l’area idrotermale di Solfatara-Pisciarelli. Le esplosioni freatiche, generate dalla rapida vaporizzazione delle acque superficiali, sono un fenomeno possibile ma localizzato e difficile da prevedere con precisione.
Il monitoraggio e i limiti della previsione
La caldera dei Campi Flegrei è controllata attraverso una rete multi-parametrica tra le più articolate al mondo. Le stazioni sismiche, le reti GNSS, tilt-metriche e satellitari, e le stazioni geochimiche analizzano costantemente i dati. La sala operativa dell’Osservatorio Vesuviano è attiva 24 ore su 24, fornendo informazioni tempestive alle autorità competenti.
Tuttavia, i limiti della previsione rimangono significativi. Non è possibile prevedere con precisione il momento, il luogo e la magnitudo del prossimo terremoto. La crisi bradisismica dipende da processi profondi che possono variare nel tempo, rendendo necessaria una valutazione continua e accurata dei dati. La prevenzione, la verifica degli edifici e l’informazione continua della popolazione sono essenziali per affrontare questa situazione complessa.



