Le manifestazioni degli autotrasportatori si sono concentrate negli ultimi giorni sull’asse Milano-Napoli, dove la pressione sul prezzo del gasolio ha spinto i conducenti di tir a interrompere la circolazione. La protesta, nata come risposta a un cariogasolio percepito come ingiusto, ha rapidamente coinvolto più regioni del Sud, trasformandosi in una vera e propria ondata di blocchi che ha intaccato la logistica nazionale.
Nel cuore di Napoli, vicino all’ultimo tratto di via Marina che conduce alle rampe autostradali, alcuni manifestanti hanno cercato di fermare i camionisti che non hanno aderito all’azione. La tensione è culminata in accesi dibattiti, al punto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per evitare scontri più seri. La zona si è trasformata in una lunga coda di veicoli sorvegliati costantemente da agenti, creando un evidente rallentamento del traffico locale.
Blocco delle vie di comunicazione a Napoli e in Calabria
Le autorità di Autostrade per l’Italia hanno segnalato code ingombranti alla barriera di Napoli Nord in entrambe le direzioni, con due chilometri di traffico fermo tra Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma. Sulla A30, l’uscita di Nocera Pagani è stata chiusa da entrambi i sensi, mentre gli ingressi e le uscite di Nola presentano code e restrizioni per chi proviene da Salerno. Gli automobilisti provenienti da Canosa sono stati consigliati di deviare verso la stazione di Tufino, e quelli in arrivo da Salerno a immettersi sulla A16 per poi uscire a Tufino, aumentando così la complessità degli itinerari.
Intervento delle forze dell’ordine
Le decisioni di blocco hanno spinto la Polizia Locale a stabilire posti di blocco e a pattugliare costantemente le aree critiche. Gli agenti hanno garantito la sicurezza dei conducenti aderenti, ma hanno anche cercato di gestire le tensioni con i camionisti che hanno rifiutato di partecipare alla protesta, evitando così escalation violente. L’operatività delle forze dell’ordine è stata fondamentale per mantenere un equilibrio precario, ma ha anche evidenziato la difficoltà di gestire una mobilitazione tanto diffusa.
Ripercussioni sulla catena alimentare e le dichiarazioni degli organismi
Il blocco ha innescato un effetto domino sulla distribuzione delle merci: i primi scaffali vuoti hanno cominciato a comparire nei supermercati di Campania, Calabria e Sicilia. Prodotti freschi come frutta, verdura e, in modo emblematico, i pomodori IGP di Pachino, hanno subito ritardi nella consegna, mettendo a rischio interi raccolti. Confcommercio ha lanciato l’allarme sul possibile esaurimento degli scaffali, stimando danni economici tra i 40 e i 50 milioni di euro solo in Sicilia nei primi cinque giorni di fermo.
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha annunciato l’apertura di un tavolo di confronto con le altre regioni del Mezzogiorno, mentre il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha incontrato domani mattina le associazioni di categoria a Milano, promettendo di sbloccare fondi “bloccati da troppo tempo”. Al contempo, Trasportounito ha avanzato la domanda di un aumento del 15% delle tariffe, minacciando un blocco totale se le richieste non venissero soddisfatte. Organizzazioni agricole come Confagricoltura hanno espresso “profonda preoccupazione” per il rischio di perdita di prodotti deperibili, indicando che migliaia di tonnellate di frutta e ortaggi potrebbero andare sprecate se la situazione persiste.



