Il 16 settembre 2026 il Tribunale di santa maria Capua Vetere ha pronunciato una sentenza inattesa: sette imputati sono stati assolti dalle accuse di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Il giudice monocratico Luca Vitale ha applicato la formula “perché il fatto non sussiste” a tutti i nominati, tra cui Loreta Bevilacqua, i fratelli Sauchella, e i membri della famiglia Spada. La decisione è stata resa ai sensi dell’articolo 530 del codice di procedura penale, ma le motivazioni dovranno ancora essere depositate entro novanta giorni, lasciando la stampa in attesa di ulteriori chiarimenti.
Dettagli del verdetto e richieste della pubblica accusa
La procura di Santa Maria Capua Vetere aveva avanzato richieste di condanna particolarmente dure: nove anni di reclusione per Carolina Spada e sette anni per gli altri sei imputati. Tali richieste erano frutto di un processo penale costruito su una complessa operazione investigativa avviata nel maggio 2018 e proseguita fino al novembre 2019. Le autorità avevano sostenuto che gli indagati avessero acquistato cocaina ed eroina per poi distribuirle in differenti aree di spaccio, coinvolgendo località come Mondragone, Sessa Aurunca, Pietramelara, Cassino e San Salvo.
Le origini dell’inchiesta e le misure cautelari del 2021
L’indagine è stata coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e affidata ai Carabinieri della Compagnia di Sessa Aurunca. Durante lo svolgimento delle operazioni, gli inquirenti hanno effettuato intercettazioni telefoniche, ambientali, videoriprese e sequestri di sostanze stupefacenti e denaro. Nel 2021, sulla base delle evidenze raccolte, sono state disposte 17 misure cautelari quattordici restrizioni detentive e tre arresti domiciliari. Tali provvedimenti hanno rafforzato la percezione di una rete criminale ben strutturata, ma la successiva evoluzione del caso ha messo in dubbio la solidità di tali conclusioni.
Le intercettazioni in lingua sinti al centro del dibattito
Una parte rilevante delle prove presentate dalla Procura era costituita da conversazioni intercettate, molte delle quali condotte in lingua sinti. La difesa ha contestato la correttezza delle traduzioni, evidenziando che solo poche persone possono interpretare con precisione quel dialetto. Gli avvocati del gruppo imputato, tra cui Gabriele Roberto Cerbo, Fabrizio Chianese e Ciro Maiorano, hanno puntato il dito contro le possibili incomprensioni linguistiche, sostenendo che le trascrizioni non fossero affidabili e che le interpretazioni potessero aver distorto la reale dinamica dei fatti.
Nel frattempo, il pubblico ha osservato come la pronuncia dell’assoluzione abbia suscitato un acceso dibattito sulla gestione delle indagini contro il traffico di droga nella zona campana. La decisione del giudice, pur essendo compatibile con la normativa, ha sollevato interrogativi circa il valore probatorio delle intercettazioni e l’efficacia delle misure cautelari adottate nel 2021. Altri casi analoghi, sempre incentrati su attività illecite tra il Casertano e l’Abruzzo, potrebbero vedere una revisione delle strategie investigative, soprattutto per quanto riguarda la trattazione di lingue minoritarie.
Mentre i prossimi passi dipenderanno dalle motivazioni che verranno depositate, la sentenza pone una pietra miliare nella giurisprudenza locale, sottolineando l’importanza di una difesa tecnica solida e la necessità di una più attenta valutazione delle prove linguistiche nelle indagini penali.



