Durante la serata culturale del Casa Corriere Festival, ospitata nella suggestiva cornice del Palazzo Reale di Napoli, il procuratore capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri, ha suscitato scalpore con una serie di affermazioni che hanno rapidamente invaso i circuiti mediatici. L’intervento, diretto a un pubblico composto da giornalisti, accademici e rappresentanti istituzionali, ha spostato il dibattito da una semplice analisi criminale a una riflessione più ampia sulla politica nazionale. Gratteri ha risposto a un quesito ipotetico su cosa avrebbe fatto se gli fosse stato affidato il ruolo di ministro della Giustizia, aprendo una discussione che tocca sia la riforma legislativa sia la natura evoluta della criminalità organizzata nella regione. Un discorso che ha lasciato perplessi gli osservatori.
Le parole di Nicola Gratteri al Casa Corriere Festival
Nel corso della sua risposta, il magistrato ha dichiarato che, se avesse assunto la carica di ministro della Giustizia, la sua prima azione sarebbe stata la redazione di un decreto legge volto ad abrogare il 95% delle riforme approvate dal governo attuale e dal governo Draghi. Ha precisato di non voler rispondere direttamente alla domanda su un eventuale incarico, ma ha sottolineato che la sua priorità sarebbe stata la semplificazione normativa, eliminando provvedimenti ritenuti inutili o controproducenti. Un messaggio chiaro per chi crede che la burocrazia possa ostacolare l’azione della magistratura, ha aggiunto, lasciando intendere che gran parte delle norme recenti non abbia migliorato l’efficacia della lotta alla criminalità.
Un ipotetico decreto legge: cancellare il 95% delle riforme
Secondo Gratteri, il lavoro di revisione dovrebbe concentrarsi su quelle leggi che, a suo avviso, hanno creato più confusione che soluzioni concrete. Il primo decreto proposto cancellerebbe, ad esempio, norme relative a procedure penali più lunghe, disposizioni amministrative poco efficaci e misure di sicurezza che non hanno prodotto risultati tangibili. Il magistrato ha rimarcato che la sua proposta non è un attacco ideologico ai governi precedenti, ma una risposta pragmatica a un quadro normativo che ritiene sovraccaricato. Il risultato atteso sarebbe una magistratura più agile, in grado di concentrarsi sui casi più delicati senza perdersi in iter burocratici.
Una camorra più vicina all’imprenditoria moderna
Passando dal tema legislativo a quello criminale, Gratteri ha confessato di aver pensato per anni di conoscere a fondo la camorra grazie a studi accademici e a numerosi libri sul fenomeno. Tuttavia, una volta giunto a Napoli, si è reso conto che la sua conoscenza era solo superficiale. Il procuratore ha osservato che la camorra si è evoluta notevolmente, adattandosi ai nuovi scenari economici e tecnologici, diventando oggi una realtà imprenditoriale più sofisticata rispetto alla tradizionale ndrangheta. Questa evoluzione rende la lotta contro la criminalità organizzata più complessa, perché le dinamiche interne sono ora influenzate da logiche di mercato.
Tecnologia, dark web e nuova strategia criminale
Nel suo intervento, Gratteri ha evidenziato che le famiglie criminali più influenti hanno sviluppato una padronanza delle tecnologie digitali capace di competere con le reti illecite internazionali. Ha sostenuto che la camorra è già più avanzata rispetto al dark web, utilizzando piattaforme online per il riciclaggio di denaro, il traffico di beni e persino la gestione di investimenti legittimi. Questa capacità di integrare strumenti informatici nella propria struttura operativa rende le indagini più difficili e richiede un nuovo approccio da parte delle forze dell’ordine, basato su competenze cyber e collaborazione internazionale.
Gratteri ha ribadito il suo impegno verso la città e la regione, dichiarando di essere profondamente interessato alle problematiche locali e di voler contribuire a rendere il territorio più vivibile. Ha sottolineato che le sue osservazioni non sono mere provocazioni, ma nascono da un’esperienza diretta sul campo, dove ha visto come la criminalità organizzata abbia trasformato le proprie attività in veri e propri modelli di business. L’appello finale è stato un invito alle istituzioni a non sottovalutare la capacità di adattamento della camorra e a considerare riforme legislative che rimuovano ostacoli inutili, favorendo una risposta più tempestiva e mirata contro le nuove forme di illegalità.



