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Processo Milord a Napoli: condanne per intrecci tra politica, imprenditoria e camorra

Il processo Milord si conclude con condanne per 15 imputati. Scopri i dettagli delle pene e le implicazioni per Giugliano.

Processo Milord a Napoli: condanne per intrecci tra politica, imprenditoria e camorra

Un capitolo significativo si chiude nel panorama giudiziario campano con la sentenza del processo Milordche ha visto la condanna di 15 imputati per presunti intrecci tra politica, imprenditoria e camorra nel territorio di Giugliano. La decisione del Gup del Tribunale di Napoli Leda Rossetti ha stabilito un totale di 111 anni, 2 mesi e 10 giorni di reclusione, ridimensionando le richieste della Procura antimafia che aveva chiesto complessivamente 169 anni di carcere.

Le condanne e le richieste della Procura

Le pene inflitte dal Gup Rossetti variano significativamente rispetto alle richieste del pubblico ministero. Tra i condannati, Andrea Abbate ha ricevuto 10 anni di carcere (contro i 16 richiesti), mentre Francesco Abbate è stato condannato a 8 anni e 4 mesi (contro i 13 richiesti). Alberto Amicone ha avuto una pena di 1 anno (contro gli 8 richiesti), e Giuliano Amicone 10 anni e 20 giorni (contro i 14 richiesti).

Altre condanne includono Gaetano Diana con 4 anni e 5 mesi (contro gli 8 richiesti), Domenico Fuso con 8 anni e 20 giorni (contro gli 11 richiesti), e Nicola Felaco con 4 anni e 8 mesi (contro i 9 richiesti). Francesco Fusco ha ricevuto 9 anni (contro i 12 richiesti), Vincenzo Legorano 8 anni e 4 mesi (contro gli 11 richiesti), e Francesco Mallardo 6 anni e 8 mesi (contro i 12 richiesti).

Le condanne continuano con Domenico Micillo a 8 anni (contro i 10 richiesti), Angelo Pirozzi a 11 anni (in linea con la richiesta), Domenico Pirozzi a 11 anni e 4 mesi (contro i 16 richiesti), e Vincenzo Strino a 8 anni e 4 mesi (contro i 10 richiesti). Infine, Nicola Napolano ha ricevuto 2 anni di carcere, in linea con la richiesta della Procura. Stefano Cecere è stato assolto, nonostante la richiesta di 6 anni di reclusione.

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dal sostituto procuratore Ilaria Sasso del Vermeha portato alla luce un presunto sistema di rapporti illeciti tra esponenti dell’imprenditoria e della politica locale e il clan Mallardostoricamente radicato nell’area giuglianese. L’indagine è partita dall’operazione dei Carabinieri del Ros nel febbraio 2026, che ha portato all’arresto di 25 persone, di cui 20 finite in carcere e 5 agli arresti domiciliari.

Gli indagati sono accusati di associazione di tipo mafiososcambio elettorale politico-mafiosoestorsionetentata estorsioneusuratrasferimento fraudolento di valoricorruzione e altri delitti aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’accusa, le attività illecite erano finalizzate ad agevolare il clan Mallardo, con parte dei proventi illeciti destinati alla cosiddetta cassa comune dell’organizzazione, utilizzata per il mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie.

Le indagini hanno anche delineato un presunto intervento del clan nella gestione di controversie tra privati e una capacità di influenza sulle attività dell’amministrazione comunale, fino a incidere sulla campagna elettorale per le elezioni amministrative di Giugliano del settembre 2026.

Le implicazioni per Giugliano e le prossime mosse

La sentenza del Gup Rossetti rappresenta un passo significativo nella lotta alla criminalità organizzata nel territorio di Giugliano. Tuttavia, la vicenda giudiziaria non si conclude con la sentenza di primo grado. Dopo il deposito delle motivazioni, le difese potranno impugnare il verdetto davanti alla Corte d’Appello, aprendo una nuova fase processuale in una delle più rilevanti inchieste antimafia degli ultimi anni.

Il collegio difensivo, composto da numerosi avvocati, tra cui Matteo CasertanoGiuseppe Stellato e Luigi Poziellosi prepara a presentare le proprie argomentazioni in appello. La sentenza di primo grado, pur ridimensionando alcune richieste della Procura, conferma gran parte dell’impianto accusatorio emerso nel corso delle indagini, segnando un momento cruciale nella lotta contro la criminalità organizzata a Giugliano.

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