26 ottobre 2026 ☀ 21°

Tre arresti per abusi sessuali e tortura su ventenne a Ischia

Tre giovani sono finiti in carcere a Ischia per aver torturato, violentato e filmato un coetaneo con disabilità, poi diffuso i video nelle chat.

Tre arresti per abusi sessuali e tortura su ventenne a Ischia

Il 26 ottobre 2026 la polizia di Stato di Ischia ha concluso un’indagine delicata che ha portato all’arresto di tre coetanei di un ventenne vittima di una serie di abusi. Il giovane, affetto da un lieve ritardo mentale, aveva denunciato le violenze fisiche e sessuali subite, rivelando un quadro di persecuzione sistematica che si era protratto per mesi. La denuncia ha innescato una serie di perquisizioni e il sequestro di dispositivi elettronici, facendo emergere prove schiaccianti. L’operazione è stata condotta in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica di Napoli, che ha attivato la IV Sezione “violenza di genere e tutela delle fasce deboli”.

Arresti e ordine di custodia cautelare a Ischia

Le autorità hanno raffigurato tre giovani, tutti ventenni, con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari (GIP) del tribunale di Napoli. Gli imputati sono stati identificati come i responsabili diretti delle torture comuni in concorso e della Violenza sessuale continuata di gruppo, aggravate dalla minorata difesa della vittima. Tra le accuse figurano anche violenza privata e la diffusione illecita di video sessualmente espliciti, tipologia di reato spesso definita “revenge porn”. L’arresto è avvenuto nelle ore mattutine, con i tre soggetti fermati e condotti presso il carcere di Napoli in attesa di interrogatori di garanzia.

Le violenze riprese e diffuse online

Le indagini hanno messo a fuoco una dinamica di abuso sistematico: i tre giovani avrebbero costretto la vittima a subire colpi, minacce e atti sessuali coatti, registrando ogni episodio con i loro smartphone. In una delle aggressioni è stata documentata una frattura del braccio, segno tangibile della brutalità degli atti. I video, una volta girati, sono stati condivisi all’interno di gruppi di messaggistica istantanea, trasformando l’orrore in un contenuto di “divertimento” per la cerchia ristretta degli autori. La diffusione ha comportato un ulteriore danno psicologico alla vittima, che si è trovata a rivivere le proprie sofferenze ogni volta che i file venivano visualizzati.

Prove digitali e sequestro dei dispositivi

Le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro di tutti gli apparecchi elettronici in possesso degli indagati: smartphone, tablet e computer portatili. L’analisi forense condotta dagli investigatori ha consentito di estrarre i file video, le chat testuali e le tracce di trasferimento dei file, confermando la consapevole partecipazione di ciascun soggetto alla registrazione e diffusione degli abusi. Queste prove elettroniche hanno costituito il fulcro dell’accusa, dimostrando l’intenzionalità di rendere pubblici i contenuti pornografici senza il consenso della vittima.

Procedimento giudiziario e accusa

La IV Sezione “violenza di genere e tutela delle fasce deboli” ha formalizzato l’incriminazione dei tre imputati per tortura comune in concorso, violenza sessuale di gruppo aggravata, violenza privata e diffusione illecita di video sessualmente espliciti. La permanenza in carcere rimane in vigore fino al completamento delle indagini e al successivo giudizio. Il caso ha suscitato indignazione nell’opinione pubblica di Ischia e Napoli, evidenziando la necessità di una più forte tutela delle persone con disabilità e una risposta più rapida contro le forme di revenge porn. Il prossimo passo sarà la fase di interrogatorio, dopo la quale il tribunale deciderà se disporre ulteriori misure restrittive o procedere al processo.

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