La Sala Giunta di Palazzo San Giacomo ha ospitato la cerimonia in cui il sindaco Gaetano Manfredi ha consegnato a Trudie Styler la Medaglia della Città di Napoli per il documentario Posso entrare? An Ode to Naples. Tra il pubblico, seduto con emozione, c’era Sting presente come spettatore ma anche come contributore dell’opera cinematografica.
La cerimonia a Palazzo San Giacomo e gli ospiti presenti
Durante la cerimonia il sindaco ha sottolineato come il film rappresenti con equilibrio le luci e le ombre della città, valorizzando sia le criticità sia le eccellenze culturali. Alla premiazione erano presenti i produttori Luciano Stella e Lorenza Stella di MAD Entertainment insieme ad alcuni protagonisti del documentario: l’ex assessora Alessandra Clemente lo scultore Lello Esposito e diverse donne del Rione Sanità che hanno contribuito con le loro testimonianze a dare voce al film. La presenza di queste persone ha reso la cerimonia un momento di restituzione e riconoscimento reciproco.
Sting tra il pubblico e il contributo al documentario
Lo sguardo orgoglioso di Sting rivolto alla moglie e gli applausi del pubblico hanno scandito la consegna della medaglia. Il musicista compare nel documentario con una performance musicale, un elemento che rafforza il rapporto personale e artistico tra i due e contribuisce a un racconto che sceglie le persone come centro narrativo rispetto ai luoghi comuni.
Il rapporto di Trudie Styler con Napoli e il legame con il Rione Sanità
Nel suo intervento, Styler ha ricostruito l’avvicinamento alla città ricordando il proprio passato professionale: “Negli anni Ottanta avevo lavorato come attrice a Cinecittà” e la conoscenza di altre regioni italiane. Ha ammesso con sincerità: “Ma, con mio imbarazzo, non avevo mai esplorato davvero Napoli“. Partendo da questa consapevolezza, ha deciso di affrontare il progetto con mente aperta: “Sono arrivata con una tela bianca, pronta a lasciarmi guidare dagli incontri“.
Incontri nel Rione Sanità e il ruolo di Don Antonio Loffredo
Il fulcro del rapporto umano che ha segnato il documentario è stato l’incontro con don Antonio Loffredo e la comunità del Rione Sanità. Styler ha raccontato che le paure iniziali sono svanite non appena ha conosciuto don Antonio e gli abitanti del quartiere: “Mi hanno accolta come un’ospite attesa e desiderata“. Quel rapporto è poi proseguito durante le riprese, svolte tra il 2026 e il 2026 e molte delle persone incontrate sono diventate per la regista parte della sua famiglia e del suo percorso artistico.
La comunità di Napoli e la resilienza raccontata
Styler ha enfatizzato un elemento che l’ha colpita profondamente: la forza della comunità napoletana. “A Napoli ho trovato la comunità più forte che abbia mai visto“, ha detto, e ha descritto una capacità di trasformare il dolore in forza che definisce come una resilienza profondamente radicata. Ha ricordato anche i molti anni di viaggi compiuti con Sting: “Con Sting abbiamo viaggiato per il mondo per quarant’anni“, ma nonostante ciò ha riconosciuto in Napoli un senso di appartenenza unico.
La regista ha infine espresso la volontà di continuare a esplorare nuove storie cittadine, con particolare attenzione alle donne: “Don Antonio mi dice sempre che bisogna partire dalle donne“, ha riportato, sottolineando l’importanza del ruolo femminile nella vita sociale del quartiere.
Il valore culturale del documentario e il riconoscimento pubblico
Il conferimento della Medaglia della Città è stato motivato come un ringraziamento per aver contribuito a promuovere un’immagine di Napoli sfaccettata e autentica. Il film, premiato con il Globo d’Oro e presentato alla Festa del Cinema di Roma, è stato definito un racconto lontano dagli stereotipi, realizzato con passione e attenzione verso le persone che attraversano quotidianamente la città. Il sindaco ha inoltre evidenziato l’apporto di MAD Entertainment e della famiglia Stella nel sostenere un’industria culturale capace di raccontare Napoli al mondo.
Terminata la cerimonia, Styler ha annunciato l’intenzione di tornare nel Rione Sanità per riabbracciare alcune delle protagoniste del film e per fermarsi ai luoghi che l’hanno accolta durante le riprese. Questo gesto ha chiuso una giornata in cui il riconoscimento istituzionale si è intrecciato con gli affetti e le relazioni nate sul set, a conferma del valore umano e artistico dell’opera.



