Nelle ultime ore un lavoro preliminare sui Campi Flegrei ha suscitato allarme nei media e nella cittadinanza, inducendo l’INGV a diffondere una nota chiarificatrice. Il documento originario è disponibile come preprint su una piattaforma scientifica e propone ipotesi interpretative sull’evoluzione del bradisismo nell’area flegrea: è quindi parte del normale processo investigativo della comunità scientifica, non una previsione deterministica di eventi futuri.
Che cosa ha esplorato lo studio
Il lavoro pubblicato analizza la struttura profonda della caldera dei Campi Flegrei fino a circa 50 chilometri di profondità, grazie alla collaborazione tra INVOLCAN, INGV, Universidad Complutense de Madrid e Université de Genève, con risultati resi pubblici su Scientific Reports. Gli autori hanno utilizzato segnali sismici generati da terremoti lontani, definiti come telesismi, per sondare il sottosuolo: le onde che attraversano la Terra si modificano passando attraverso materiali diversi, consentendo di mappare variazioni di velocità e stato fisico delle rocce.
Metodi e dati a supporto
Per ottenere la ricostruzione la ricerca ha impiegato oltre 5.000 telesismi registrati tra il 2016 e il 2026 dalla rete sismica permanente dell’INGV, elaborati con la tecnica delle funzioni ricevitore. Questa procedura, diffusa nella sismologia moderna, permette di evidenziare riflessioni e conversioni d’onda generate da discontinuità nel sottosuolo; nel testo del preprint si chiarisce che tali analisi sono ipotesi interpretative da sottoporre a revisione peer review.
I risultati principali e la loro interpretazione
La scoperta più rilevante riguarda una zona profonda, oltre i 16-20 chilometri, dove le onde sismiche viaggiano significativamente più lente: gli autori interpretano questo comportamento come indicazione che fino al 30% di melt delle rocce potrebbe trovarsi in forma parzialmente fusa. Questa massa profonda viene descritta come possibile sorgente dei magmi primitivi che, durante la risalita, si modificano chimicamente e termicamente. A quote intermedie, tra 8 e 10 chilometri, i segnali indicano una presenza minore di materiale fuso, coerente con studi precedenti.
Significato per la valutazione del rischio
Gli autori sottolineano che la nuova mappa della struttura profonda migliora la comprensione del sistema magmatico e dei processi che influenzano il bradisismo, ma non costituisce una stima di tempi o probabilità di eruzione. L’INGV ha richiamato l’attenzione sul fatto che ricerca e monitoraggio operativo sono attività distinte: la prima sviluppa ipotesi, la seconda fornisce valutazioni basate su osservazioni continue e integrate.
Le precisazioni dell’INGV e il ruolo dei media
Con una nota ufficiale l’INGV ha evidenziato che alcune ricostruzioni giornalistiche hanno estrapolato contenuti non presenti nel preprint, generando rappresentazioni potenzialmente allarmistiche. In particolare, il riferimento a procedure di “forecasting criptato” è stato chiarito come una tecnica di validazione dei modelli attraverso registrazioni certificate, non come prova dell’esistenza di previsioni segrete o di scenari nascosti riguardanti i Campi Flegrei.
Monitoraggio continuo e indicazioni per il pubblico
L’INGV ribadisce che la sorveglianza sui Campi Flegrei è attiva 24 ore su 24 tramite reti multiparametriche e che ogni valutazione ufficiale viene divulgata attraverso i canali istituzionali e il Dipartimento della Protezione Civile. Per i cittadini la raccomandazione è fare riferimento esclusivamente a queste fonti per informazioni aggiornate e per le indicazioni operative, evitando di basarsi su anteprime o titoli sensazionalistici.
In conclusione, lo studio rappresenta un passo avanti nella conoscenza della “macchina” vulcanica flegrea e contribuisce a interpretare fenomeni come il bradisismo, ma, come ricordano gli esperti, conoscere meglio il sistema profondo serve a migliorare le procedure di monitoraggio e la gestione del rischio, non a lanciare allarmi basati su ipotesi non ancora validate.